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domenica 30 novembre 2014

Piemontish

Piemontesi e Inglesi hanno parecchi tratti in comune e si sa che il famoso "understatement" anglosassone trae origine dalla corrente di pensiero denominata "Esageruma nen". In molte parti del Piemonte il clima è simile a quello della campagna inglese e, se a Torino usiamo meno l'ombrello è solo perché molto tempo fa, quando gli Inglesi ancora scorrazzavano i mari alla conquista di terre lontane, abbiamo inventato i portici. I torinesi di buon lignaggio e/o di buon gusto acquistano capi di abbigliamento dal Ragiu, in inglese Jack Emerson, che durante la scelta ti fa vivere una mezz'ora immerso nell'atmosfera dei sarti londinesi.

lunedì 17 novembre 2014

Qualche volta

Quante volte nella vita ci si può innamorare? Mah, dipende. Una, nessuna, centomila, forse qualche volta. A qualcuno capita "una tantum", di solito da adolescente, viene ricambiato e resta fedele (o quasi) per tutta la vita, oppure viene deluso e non ci casca mai più. Invece qualcuno, derelitto, passa l'intera esistenza incapace di perdere la testa e la ragione per un altro essere umano, senza mai conoscere davvero la follia e la profondità del sentimento più travolgente che ci è dato di provare. Qualcuno poi vola di fiore in fiore con la testa sempre in cimbali, senza mai riuscire a costruire un rapporto che duri di più dell'"espace d'un matin".

In tempi in cui la statistica ci dice che l'aspettativa di vita supera gli ottant'anni e continua ad aumentare, la situazione più consueta è forse quella di chi si innamora qualche volta, né troppo né troppo poco. Quante volte? Quattro? Otto? Trentadue? Mah, dipende. Gli psicologi hanno certamente messo sotto osservazione il fenomeno, preparato questionari da sottoporre a campioni significativi della popolazione, misurato e disegnato su grafici colorati il numero e la durata media degli innamoramenti. Io penso che, se fosse possibile aprire una vertenza sindacale con il DURC, Dispensatore Universale di Regole di Convivenza, bisognerebbe chiedere una licenza speciale per ogni innamoramento ricambiato: trenta giorni solari di sospensione da ogni attività e da ogni dovere, trenta giorni per tuffarsi nella passione e viversela fino in fondo. Eventualmente si potrebbe trattare sul numero di giorni (venti? Mai meno di quindici!), ma in quel periodo dovrebbe essere garantito il diritto di sparizione in luogo introvabile, l'irraggiungibilità con ogni mezzo e la dispensa da chat o social network. Sono sicura che pochi ne usufruirebbero per piu di dieci volte e, dato il ritorno in felicità generale, alla fine il PIL ne guadagnerebbe.

Innamorarsi è una magia che non si può cercare né prevedere, non si può mettere in conto né si può discutere, non si può combattere e nemmeno far finta di niente. Inglesi e francesi parlano di "cadere" innamorati  proprio per sottolineare l'ineluttabilità del fenomeno. Certo, si può non essere corrisposti, si può non dar corso ad una vera e propria relazione, si può soffrire e macerare in solitudine aspettando che finisca, ma negare proprio non si può e il sentimento ci invade totalmente. Si possono avere contemporaneamente più partner, si possono coltivare più relazioni sentimentali, si possono perfino amare più persone nello stesso momento, ma le farfalle nello stomaco sbattono le ali sempre e solo per una alla volta. 

Che succede poi, ogni volta che ci si innamora? Mah, dipende. Può avere inizio una storia che aspettavamo da tanto tempo, può scoccare la scintilla per una relazione travolgente che non cercavamo affatto, possiamo intraprendere una corsa ad ostacoli (i social network hanno addirittura coniato l'espressione "in una relazione complicata" per descrivere situazioni amorose non proprio lineari). Se l'altra persona non ne vuole sapere, siamo condannati a soffrire ed aspettare che la sindrome si attenui fino a scomparire, ben consci che, senza la possibilità di sfogarsi, la fiamma brucerà ancora più a lungo.

Le storie significative lasciano tracce, modellano il nostro carattere e arricchiscono quella che si usa chiamare esperienza di vita. Forse la situazione più bella è quella in cui si vive fino in fondo, si fanno passi e progetti finché la passione si consuma e finisce da sola per esaurimento naturale lasciando il posto ad altri sentimenti come l'affetto, l'amicizia e la complicità, ingredienti necessari per una vita serena in comune, che può continuare anche se uno dei due rimane folgorato per un po' da un'altra persona, qualche volta.

domenica 21 settembre 2014

In città

Chissà com'è il mondo per chi non vive a Torino? Mi affaccio al balcone una sera qualunque: le luci non sono troppe nè troppo poche, il viale diritto punta verso l'infinito, profilato dagli alberi in fila perfetta e interrotto solo dalla rotonda del Monumento. A Torino il Monumento è uno solo, quello all'incrocio tra corso Vittorio e corso Galileo Ferraris, quello che non ha bisogno di altri attributi, dedicato al primo re d'Italia, of course.

sabato 30 agosto 2014

Elogio dell'ordine

Mio papà aveva quasi 93 anni e si è spento a poco a poco, ammalato dell'unica malattia che si chiama vecchiaia.
Al suo funerale al Tempio Crematorio l'ho ricordato con queste parole.

Nostro padre era un uomo ordinato e giusto.

Pagava i suoi debiti prima della scadenza, sapeva esattamente dove riponeva le cose, metteva in fila le mele e i pensieri. 
Leggeva Primo Levi, guardava i dipinti degli Impressionisti e tifava Juventus, indossando Lacoste quasi sempre azzurra. 
Amava la montagna come me, il tennis come mio fratello, tanto per non fare preferenze. 
Quando a novant'anni è rimasto improvvisamente solo, ha ripreso in mano la sua vita passo dopo passo, ripercorrendo le stesse cose che faceva la mamma. 
Negli ultimi tempi della sua infermità, lo rendevo contento se nella stanza facevo un po' di "ardrís" seguendo le sue disposizioni.

Nostro padre era un uomo generoso e sensibile. 
Voleva molto bene a tutta la sua famiglia ed aveva un debole per noi ragazze: quando era già molto affaticato i sorrisi migliori erano per la più piccola, Margherita. 
Ha sempre saputo offrirci una sorpresa e non faceva mancare leccornie.

Nostro padre era un uomo educato e spiritoso. 
Era famoso per le battute taglienti, raccontava ai nipoti le stesse barzellette e sapeva farsi apprezzare per la sua gentilezza. 
Ringraziava sempre e, anche durante la malattia, riusciva a mantenere viva l'ironia e l'aspetto composto.
Diceva: "Ai va nen tant a esi normal" e non riusciva a capire perchè molta gente se la prendesse tanto per delle stupidaggini.

Grazie, papà. 
Ci hai trasmesso la calma nei giudizi, il senso di ciò che è giusto e il coraggio nelle nostre azioni.
Ciao, papà, riposa in pace.

venerdì 8 agosto 2014

Serena

Questo scritto è stato inviato a La Stampa e pubblicato su Specchio dei Tempi del 12 agosto 2014 

Stamattina sono andata a fare un esame diagnostico secondo quanto previsto dal programma "Prevenzione serena" della Regione Piemonte.

martedì 15 luglio 2014

Il braccio destro

Giuseppe ha ventisette anni e un lavoro alla luce del sole. Nella nostra azienda formato famiglia Giuseppe è il braccio destro di tutti: si occupa dei sistemi informatici della società e dei nostri clienti, conosce a menadito ciò che succede dietro le quinte e tutti hanno un po' bisogno di lui.

venerdì 30 maggio 2014

Pensieri in coda

Sono una donna indaffarata, come tante. Ho un'azienda dove mi tengo allenata con mille equilibrismi, una famiglia fantastica con giovanissimi e anzianissimi a cui badare, partecipo ad attività associative, ho amicizie vere e cerco di tenere vive alcune curiosità sul mondo. Una vita assolutamente normale, dunque.

domenica 2 febbraio 2014

Mammola

Vedo ai TG del Piemonte la folla di ragazzine che affollano il concerto di tal Violetta, cantante argentina vestita con tutù rosa e "confezionata" da Disney. Ascolto i commenti dei giornalisti che, compiacendosi, affermano che questa showgirl incarna il sogno di tutte le ragazzine.