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sabato 30 agosto 2014

Elogio dell'ordine

Mio papà aveva quasi 93 anni e si è spento a poco a poco, ammalato dell'unica malattia che si chiama vecchiaia.
Al suo funerale al Tempio Crematorio l'ho ricordato con queste parole.

Nostro padre era un uomo ordinato e giusto.

Pagava i suoi debiti prima della scadenza, sapeva esattamente dove riponeva le cose, metteva in fila le mele e i pensieri. 
Leggeva Primo Levi, guardava i dipinti degli Impressionisti e tifava Juventus, indossando Lacoste quasi sempre azzurra. 
Amava la montagna come me, il tennis come mio fratello, tanto per non fare preferenze. 
Quando a novant'anni è rimasto improvvisamente solo, ha ripreso in mano la sua vita passo dopo passo, ripercorrendo le stesse cose che faceva la mamma. 
Negli ultimi tempi della sua infermità, lo rendevo contento se nella stanza facevo un po' di "ardrís" seguendo le sue disposizioni.

Nostro padre era un uomo generoso e sensibile. 
Voleva molto bene a tutta la sua famiglia ed aveva un debole per noi ragazze: quando era già molto affaticato i sorrisi migliori erano per la più piccola, Margherita. 
Ha sempre saputo offrirci una sorpresa e non faceva mancare leccornie.

Nostro padre era un uomo educato e spiritoso. 
Era famoso per le battute taglienti, raccontava ai nipoti le stesse barzellette e sapeva farsi apprezzare per la sua gentilezza. 
Ringraziava sempre e, anche durante la malattia, riusciva a mantenere viva l'ironia e l'aspetto composto.
Diceva: "Ai va nen tant a esi normal" e non riusciva a capire perchè molta gente se la prendesse tanto per delle stupidaggini.

Grazie, papà. 
Ci hai trasmesso la calma nei giudizi, il senso di ciò che è giusto e il coraggio nelle nostre azioni.
Ciao, papà, riposa in pace.

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